Durata della diretta: 23 minuti e 5 secondi
Buongiorno,
oggi, inutile dirlo, è un'altra di quelle giornate in cui per i
fascisti non lavoro, ma sarò piuttosto impegnato e non ci vedremo
fino a stasera. Volevo dirvi tre cose. La prima, rapida, è una
richiesta che non so se è il canale giusto per veicolare perché ho
la pagina Facebook aperta perché me l'ha chiesto il partito, ho
sempre considerato Facebook un gigantesco ammasso di sterco e
effettivamente poi le dinamiche della sua gestione che stanno
emergendo, la foto di Trump censurata per dire l'ultima, ci fanno
capire che è effettivamente un gigantesco ammasso di sterco.
Anche
per quel motivo, poi a me dava fastidio le dinamiche un po' così
esibizionistiche in cui questo social si prestava, ma poi dopo è
stato sorpassato in questo da altri. Quindi ovviamente, essendo io
entrato in questo social su richiesta del partito, qui mi seguono
quelli che non mi conoscono, quelli che mi hanno votato perché
votavano il partito, quindi banalmente non c'è nulla di male a non
conoscermi, l'unica cosa è che chi non mi conosce non mi può dare
una mano in quello che mi chiederò, poi magari qualcuno invece c'è
e se lo ricorda, nell'ultimo post del blog ho pubblicato un video che
ho ritrovato, di cui mi ricordo perfettamente la costruzione, nel
senso che mi ricordo la costruzione del mio discorso, in particolare
mi rivolgevo a una platea di sinistra quando in qualche modo ero, ma
già si capiva che non potevo proprio esserlo antropologicamente di
sinistra perché non sono abbastanza ottuso, mi rivolgevo a loro
dicendo che cosa posso spiegarvi io dell'Euro che voi non sappiate
già e poi elencavo tutte le critiche dei parlamentari del PC al
progetto di integrazione monetaria europea, critiche che ancorché
fatte 50 anni fa sono estremamente attuali adesso ed erano
estremamente lungimiranti allora e non si parla di deputati banali,
si parla di barca, si parla di spaventa, si parla soprattutto di
Napolitano, uno che ha fatto un mandato un po' da Presidente della
Repubblica, quindi si stiamo parlando proprio del gota della politica
italiana che era perfettamentissimamente consapevole dei rischi cui
l'integrazione monetaria, quindi all'epoca il sistema monetario
europeo e oggi l'Euro esponevano l'economia italiana, allora c'è
questo video che ho ritrovato in un hard disk, ma è senza data,
senza indicazione del luogo dove ho avuto quel discorso, se qualcuno
se lo va a sentire e magari si ricorda dove eravamo e in qualche modo
me lo scrive nei commenti, nella mia e-mail, intanto le mie e-mail
sono tutte pubbliche, mi fa una cortesia perché sto facendo un
catalogazione delle tante cose fatte nel corso degli anni, per
esempio un'altra cosa che sto facendo e vi ringrazio, ringrazio
quelli che mi hanno dato dei suggerimenti, sto risistemando tutti i
post del 2011-2012 che poi sono quelli che pongono le fondamenta del
discorso, sono estremamente attuali, il problema evidentemente non si
è risolto, anche se in questo momento riguarda più Francia e
Germania che noi, ma comunque non è risolto gli elementi costitutivi
di questo problema, quali sono i limiti della moneta unica, perché
il problema è il debito estero più del debito pubblico, perché
tutto il dibattito sulla produttività va interpretato in chiave
critica, la produttività non è un dato esogeno come la manna che
cade dal cielo, ma qualche cosa che dipende dall'assetto complessivo
dell'economia, in particolare è influenzato dalla domanda di beni,
per cui una cosa che comprime la domanda di beni, per esempio
l'adozione di un cambio sopravvalutato comprime la produttività,
tutte queste cose, la Germania non è un paese virtuoso, il suo
debito cresceva mentre il nostro calava, hanno barato, hanno
spruccato i conti, tutte queste cose, dette mill'anta giorni prima e
mesi prima che la stampa cosiddetta seria se ne accorgesse, quindi
succede quello come oggi vediamo. Quindi prima cosa, se mi fate una
cortesia mi guardate quel post e mi dite secondo voi in che occasione
ho tenuto quel discorso, mi fate un piacere.
Seconda
notazione di carattere relativamente estemporaneo, è in corso un
dibattito assolutamente surreale sulla libertà di stampa in Italia,
per chi ha assistito al dibattito sull'Euro diciamo questo dibattito
è surreale sotto almeno due profili. Punto primo, in Italia non c'è
mai stato pluralismo dell'informazione, quando noi parlavamo di Pude,
del partito unico dell'Euro, alludevamo proprio in particolare al
fatto che sugli organi di stampa non si dava alcuno spazio ad alcuna
voce critica sul progetto europeo, anzi queste voci critiche venivano
denigrate e denigrate spesso da cialtroni privi di qualsiasi
legittimazione accademica, privi di titoli di studio, da degli zero
titoli assoluti che venivano mandati come mazzieri del progetto
europeo a stangare chi invece argomentasse con il sostegno
dell'litteratura scientifica e dei dati, quindi siamo stati abituati
a vedere la stampa italiana come completamente dominata dal fascismo
dell'opinione, mancanza assoluta di pluralismo e naturalmente anche
oltre alla mancanza di pluralismo, cioè al fatto di essere un
pensiero unico, la libertà di stampa in Italia esisteva ed esiste,
ma esiste soprattutto declinata nella dimensione di libertà di
menzogna, cioè non dimentichiamoci che questi qui che piagnucolano
sul fatto di non potersi esprimere e per il semplice fatto che
piagnucolano, cioè si stanno esprimendo, il loro piantarello è
autocontraddittorio, sono stati gli aedi, i cantori dell'austerità,
allora voglio dire attenzione perché l'austerità ha lasciato
cicatrici profonde nella storia del Paese, oggettivamente queste
persone sono state nemiche del Paese, gli è stato concesso di
parlare, non solo, hanno parlato solo loro e quindi chi abbia seguito
il dibattito sostanziale, quello sugli assetti sostanziali di fondo
del nostro ordinamento, non può che trovare stupefacenti certe
posizioni e si capisce, adesso lo capite sulla vostra pelle, quello
che suscitava la mia perplessità e quella di pochi altri quando
leggevamo che la Polonia viola lo Stato di diritto, lo Stato di
diritto per l'Europa è quando fai quello che ti chiede lei, quando
non lo fai improvvisamente violi queste regole dello Stato di diritto
e questo ti viene detto da persone che fino a pochi secoli fa
spezzavano il pane con la clava, che non hanno avuto Giustiniano, che
non hanno avuto Irnerio, che non hanno avuto i codici, che vengono da
un sistema di common law che è qualcosa di molto simile ai vecchi
del villaggio che si riuniscono insieme e decidono loro qual è la
legge da applicare nel caso in questione, sinceramente anche no,
questo divide, questa frattura, questo spartiacque culturale rende
tutta questa vicenda non solo triste, ma soprattutto grottesca, che
sia una simpatica lobbista degli elicotteri tedeschi a venire a
raccontare a noi come ci dobbiamo comportare a casa nostra, basta, il
problema dell'Euro in qualche modo si è per il momento attenuato,
ovviamente non risolto, perché quando noi sollevavamo l'allarme che
era se non svalutiamo la moneta svaluteremo il salario, avevamo un
serio problema, eravamo di fronte a questo trade off, abbiamo però
fatto una svalutazione, quella sbagliata, quella del salario, chi
l'ha fatta se ne lamenta dalla colpa a noi che non eravamo al
governo, che criticavamo, nel mio caso da sinistra, la scelta che
sarebbe stata fatta, che avevamo evidenziato che sarebbe stata
mandata alla sinistra come mazziere del capitale a stangare i
lavoratori, perché i lavoratori contro la sinistra ovviamente non si
sarebbero rivoltati, era tutto scritto, tutto si è svolto
esattamente come era stato prefigurato, lo stato di diritto però no,
noi non possiamo più, non è sopportabile questo livello di
ingerenza faziosa e stupida nelle vicende del Paese, non lo è, anche
perché purtroppo questo insieme a un'altra cosa di cui non so se
avrò tempo di parlarvi perché sono quasi arrivato, è esattamente
quello che serve a creare un clima infame, perché quello che crea un
clima infame in Italia è quando una fazione, e generalmente questo
lo fa la sinistra, cerca di far cadere il Paese per far cadere il
governo, e quello che li manda ai matti in questo momento è che non
ci stanno riuscendo, l'inflazione è bassa, la crescita è alta,
l'occupazione sale, e quindi questo li manda ai matti, dicono che non
riusciamo a fare il male dell'Italia e quindi ad apparire come dei
potenziali salvatori, ma gli italiani mica sono scemi, se lo
ricordano che quelli che piagnucolano solo libertà di espressione
bastonavano sui loro quotidiani chiunque dicesse che quella
dell'austerità era la strada sbagliata, quindi di che stiamo
parlando? Poi c'è una terza questione di cui volevo parlarvi, che in
qualche modo è legata alle altre due, ma non abbiamo tempo di vedere
come, ed è questa. Voi sentite parlare molto di ESG, ma sentite
parlare anche di Green Deal o Clean Industrial Deal, non so come lo
chiamano.
ESG,
Environment Sustainability Governance, sono i criteri che le
politiche di investimento e le politiche aziendali devono seguire
perché l'azienda ottenga un certo rating, c'è questa immensa
lavagna in cui da una parte ci sono i cattivi e dall'altra parte ci
sono le aziende ESG. Mentre il Green Deal o il Clean Industrial Deal
è tutta una serie di scadenze, di paletti quantitativi, entro l'anno
X devi fare questo, entro l'anno Y devi fare quell'altro, quel
combustibile non si usa, quel materiale non si usa. Qual è il punto
su cui vorrei farvi riflettere? Qui abbiamo una serie di criteri che
stabiliscono esplicitamente dei meccanismi di allocazione delle
risorse, per esempio non investire più nelle macchine a motore
endotermico, ma investi tutto nell'elettrico, le risorse vanno
nell'elettrico, quindi un meccanismo allocativo.
L'economia
di mercato che a parole l'Europa vuole realizzare, si basa su un
principio estremamente semplice, il mercato si basa sull'idea che il
meccanismo allocativo dei prezzi è efficiente, cioè sostanzialmente
che se tu fai giocare le forze della domanda e dell'offerta, queste
determinano un prezzo che sostanzialmente pulisce il mercato, cioè
elimina gli eccessi di domanda facendo salire il prezzo o gli eccessi
di offerta facendo scendere il prezzo e siccome la domanda e
l'offerta riflettono rispettivamente le preferenze dei consumatori e
lo stato della tecnologia, questa allocazione con cui il sistema dei
prezzi conduce è efficiente, è ottima in senso paretiano, nel senso
che non puoi discostarti da essa senza danneggiare qualcuno, nel
senso che qualcuno può stare a peggio, quindi c'è tutta questa
idea, la formalizzazione del concetto di mano invisibile. La mano
invisibile è il sistema dei prezzi così è stato teorizzato, così
è stato concettualizzato, così c'è stato raccontato e così chi
pensa che funzioni e racconta che funzioni la vuole far funzionare.
Da qui scaturisce una domanda banale, che nessuno vi fa, perché
nessuno ha la risposta, cioè come mai invece noi viviamo in un
sistema che crede così poco nel meccanismo allocativo dei prezzi da
definire tutta una serie di criteri allocativi che non dipendono dai
prezzi e che tra l'altro conducono a un mondo inflattivo, quindi
criteri green, criteri ESG, eccetera.
Viviamo
in un paradosso molto strano, siamo in un mondo in cui tutto quello
che viene dai buoni, perché poi ovviamente questo è legato ai
buoni, perché fra i criteri ESG c'è ovviamente l'inclusione, il
verde, l'ambiente, la sostenibilità, gli uccellini che cantano fra
le fresche frasche, eccetera, eccetera. Bene, in tutto questo abbiamo
una sfiducia radicale quindi nel meccanismo allocativo dei prezzi,
accompagnata paradossalmente però a un altro credo, cioè il credo
che siano il mercato in cui nei fatti non si crede perché lo si
supplementa, lo si sostiene, lo si integra, lo si surroga con regole
di carattere dirigistico, di carattere di comando, al mercato in cui
non si crede viene affidato il compito di disciplinare l'azione dei
governi. Io nel mercato non ci credo, faccio un esempio banale, se le
auto elettriche fossero una attrattiva e conveniente, i consumatori
si sposterebbero verso quella soluzione lì, ci metterebbero i soldi,
conseguentemente le aziende ci metterebbero i soldi, la soluzione
diventerebbe ancora più attrattiva e conveniente.
Ma
scusate tanto, ma quando nella preistoria siamo passati dalla ruota
quadrata alla ruota tonda, ma c'era uno Stato che doveva sussidiare
l'inventore della ruota tonda, ma di che cazzo parlate, cretini?
Questo è il problema che abbiamo riscontrato, e ci pensavo l'altro
giorno restaurando i primi post del blog, è il problema che abbiamo
riscontrato all'inizio della nostra attività di divulgazione, il
fatto che in giro per i giornali, ma anche per certe facoltà, ma
anche per certi think tank, girano degli imbecilli privi di qualsiasi
nozione elementare di economia, che parlano di mercato senza essersi
mai letti un testo di economia, non dico a livello dottorato, ma a
livello primo anno, è un problema culturale devastante, perché
capite bene dove voglio arrivare, il fatto che tutta una corrente
culturale visibilmente non creda nel mercato e quindi imponga
l'ambiente, la sostenibilità, l'inclusione, la fine dell'elettrico,
la casa in un certo modo, la bottiglia in un altro modo, contro la
volontà del consumatore, contro la volontà dell'investitore, perché
non crede che guidati spontaneamente dai prezzi questi individui
arriverebbero alle soluzioni che chi impone le regole ritiene
ottimali, questi qui però ti dicono che sono i mercati a dover
governare gli Stati, ma i mercati sono a loro volta condizionati da
queste regole. Qualche giorno fa Mauro Masi, presidente della Banca
Fucino ha scritto su Milano Finanza un articolo piuttosto eloquente
in cui assimilava questa roba qui, l'ISG, a un'altra cosa che
qualcuno si ricorderà, la CSR, la Corporate Social Responsibility,
per far vedere di essere animate da buone intenzioni le aziende nel
primo decennio di questo secolo dovevano fare questi bilanci dove
parlavano del loro impatto sociale. La considerazione, più che
conclusione, un pochino cinica, ma secondo me corretta dell'autore è
che questa roba qui fu spazzata via dalla crisi, perché? Perché io
lo vedo anche nel lavoro della mia commissione, tutta questa fuffa
verde costa di più in termini di gestione, offre di meno in termini
di rendimenti, ci stiamo costruendo una bolla che scoppierà portando
con sé, peraltro, anche le pensioni da gente, portando con sé il
benessere, etc.
E
quindi però il succo della questione è, nel mercato ci crediamo?
Cioè nella virtual locativa del sistema dei prezzi ci crediamo o non
ci crediamo? E la verità è che al tempo stesso ci crediamo e non ci
crediamo perché vogliamo creare quel meraviglioso sistema, non noi,
perché loro vogliono creare quel meraviglioso sistema in cui testa
vincono loro e croce perdiamo noi. Quindi, come dire, il mercato non
va bene quando ci obbligano a passare all'auto elettrica entro il
2035, ma va bene quando il mercato ci fa fallire se ci indebitiamo
per costruire ospedali anziché per fabbricare razzi. Non so se mi
sono spiegato, ma è talmente palese questo livello di ipocrisia che
non so, beh, palese, perdonatemi no, evidentemente palese non è.
Siccome siamo sotto regimonia culturale di ignoranti fottuti che non
hanno mai aperto un libro, di cui un libro di economia, in vita loro,
è chiaro che chiunque vada si riempie, ah, ISG, ISG, ISG, ISG,
green, green, green, degli ebeti, degli idioti, dei cretini, degli
imbecilli, delle persone che stanno facendo il nostro male, come
dobbiamo considerare delle persone che stanno facendo attivamente il
nostro male se non dei nemici? E come dobbiamo considerare chi gli dà
spazio di tribuna e lo dà solo a loro se non come degli alleati di
nostri nemici? Non lo so, ditemelo voi, nemici nostri perché nemici
della logica, d'accordo? O al mercato ci crediamo e allora
piantiamola con queste regole e con questa fuffa, o al mercato non ci
crediamo e allora stabiliamo trasparenza nel rapporto fra certi
poteri economici e le azioni di governo.
Non
veniamoci a dire che certi poteri economici sono una norma astratta,
tecnica, avaloriale che va seguita perché consegue un bene che è il
bene della mano invisibile quando la mano è molto visibile ed è
quella della Cina, d'accordo? E i rapporti fra quella roba lì e
quello che i Parlamenti democraticamente decidono. Ma naturalmente
queste sono parole al vento. Trovatemi per favore il luogo in cui ho
pronunciato quel discorso alla sinistra quando pensavo di essere di
sinistra, grazie.
Puoi ascoltare la diretta di Alberto Bagnai cliccando su questo link.
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