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Diretta di Alberto Bagnai del 31/07/2024

 Durata della diretta: 23 minuti e 5 secondi


Buongiorno, oggi, inutile dirlo, è un'altra di quelle giornate in cui per i fascisti non lavoro, ma sarò piuttosto impegnato e non ci vedremo fino a stasera. Volevo dirvi tre cose. La prima, rapida, è una richiesta che non so se è il canale giusto per veicolare perché ho la pagina Facebook aperta perché me l'ha chiesto il partito, ho sempre considerato Facebook un gigantesco ammasso di sterco e effettivamente poi le dinamiche della sua gestione che stanno emergendo, la foto di Trump censurata per dire l'ultima, ci fanno capire che è effettivamente un gigantesco ammasso di sterco.
Anche per quel motivo, poi a me dava fastidio le dinamiche un po' così esibizionistiche in cui questo social si prestava, ma poi dopo è stato sorpassato in questo da altri. Quindi ovviamente, essendo io entrato in questo social su richiesta del partito, qui mi seguono quelli che non mi conoscono, quelli che mi hanno votato perché votavano il partito, quindi banalmente non c'è nulla di male a non conoscermi, l'unica cosa è che chi non mi conosce non mi può dare una mano in quello che mi chiederò, poi magari qualcuno invece c'è e se lo ricorda, nell'ultimo post del blog ho pubblicato un video che ho ritrovato, di cui mi ricordo perfettamente la costruzione, nel senso che mi ricordo la costruzione del mio discorso, in particolare mi rivolgevo a una platea di sinistra quando in qualche modo ero, ma già si capiva che non potevo proprio esserlo antropologicamente di sinistra perché non sono abbastanza ottuso, mi rivolgevo a loro dicendo che cosa posso spiegarvi io dell'Euro che voi non sappiate già e poi elencavo tutte le critiche dei parlamentari del PC al progetto di integrazione monetaria europea, critiche che ancorché fatte 50 anni fa sono estremamente attuali adesso ed erano estremamente lungimiranti allora e non si parla di deputati banali, si parla di barca, si parla di spaventa, si parla soprattutto di Napolitano, uno che ha fatto un mandato un po' da Presidente della Repubblica, quindi si stiamo parlando proprio del gota della politica italiana che era perfettamentissimamente consapevole dei rischi cui l'integrazione monetaria, quindi all'epoca il sistema monetario europeo e oggi l'Euro esponevano l'economia italiana, allora c'è questo video che ho ritrovato in un hard disk, ma è senza data, senza indicazione del luogo dove ho avuto quel discorso, se qualcuno se lo va a sentire e magari si ricorda dove eravamo e in qualche modo me lo scrive nei commenti, nella mia e-mail, intanto le mie e-mail sono tutte pubbliche, mi fa una cortesia perché sto facendo un catalogazione delle tante cose fatte nel corso degli anni, per esempio un'altra cosa che sto facendo e vi ringrazio, ringrazio quelli che mi hanno dato dei suggerimenti, sto risistemando tutti i post del 2011-2012 che poi sono quelli che pongono le fondamenta del discorso, sono estremamente attuali, il problema evidentemente non si è risolto, anche se in questo momento riguarda più Francia e Germania che noi, ma comunque non è risolto gli elementi costitutivi di questo problema, quali sono i limiti della moneta unica, perché il problema è il debito estero più del debito pubblico, perché tutto il dibattito sulla produttività va interpretato in chiave critica, la produttività non è un dato esogeno come la manna che cade dal cielo, ma qualche cosa che dipende dall'assetto complessivo dell'economia, in particolare è influenzato dalla domanda di beni, per cui una cosa che comprime la domanda di beni, per esempio l'adozione di un cambio sopravvalutato comprime la produttività, tutte queste cose, la Germania non è un paese virtuoso, il suo debito cresceva mentre il nostro calava, hanno barato, hanno spruccato i conti, tutte queste cose, dette mill'anta giorni prima e mesi prima che la stampa cosiddetta seria se ne accorgesse, quindi succede quello come oggi vediamo. Quindi prima cosa, se mi fate una cortesia mi guardate quel post e mi dite secondo voi in che occasione ho tenuto quel discorso, mi fate un piacere.
Seconda notazione di carattere relativamente estemporaneo, è in corso un dibattito assolutamente surreale sulla libertà di stampa in Italia, per chi ha assistito al dibattito sull'Euro diciamo questo dibattito è surreale sotto almeno due profili. Punto primo, in Italia non c'è mai stato pluralismo dell'informazione, quando noi parlavamo di Pude, del partito unico dell'Euro, alludevamo proprio in particolare al fatto che sugli organi di stampa non si dava alcuno spazio ad alcuna voce critica sul progetto europeo, anzi queste voci critiche venivano denigrate e denigrate spesso da cialtroni privi di qualsiasi legittimazione accademica, privi di titoli di studio, da degli zero titoli assoluti che venivano mandati come mazzieri del progetto europeo a stangare chi invece argomentasse con il sostegno dell'litteratura scientifica e dei dati, quindi siamo stati abituati a vedere la stampa italiana come completamente dominata dal fascismo dell'opinione, mancanza assoluta di pluralismo e naturalmente anche oltre alla mancanza di pluralismo, cioè al fatto di essere un pensiero unico, la libertà di stampa in Italia esisteva ed esiste, ma esiste soprattutto declinata nella dimensione di libertà di menzogna, cioè non dimentichiamoci che questi qui che piagnucolano sul fatto di non potersi esprimere e per il semplice fatto che piagnucolano, cioè si stanno esprimendo, il loro piantarello è autocontraddittorio, sono stati gli aedi, i cantori dell'austerità, allora voglio dire attenzione perché l'austerità ha lasciato cicatrici profonde nella storia del Paese, oggettivamente queste persone sono state nemiche del Paese, gli è stato concesso di parlare, non solo, hanno parlato solo loro e quindi chi abbia seguito il dibattito sostanziale, quello sugli assetti sostanziali di fondo del nostro ordinamento, non può che trovare stupefacenti certe posizioni e si capisce, adesso lo capite sulla vostra pelle, quello che suscitava la mia perplessità e quella di pochi altri quando leggevamo che la Polonia viola lo Stato di diritto, lo Stato di diritto per l'Europa è quando fai quello che ti chiede lei, quando non lo fai improvvisamente violi queste regole dello Stato di diritto e questo ti viene detto da persone che fino a pochi secoli fa spezzavano il pane con la clava, che non hanno avuto Giustiniano, che non hanno avuto Irnerio, che non hanno avuto i codici, che vengono da un sistema di common law che è qualcosa di molto simile ai vecchi del villaggio che si riuniscono insieme e decidono loro qual è la legge da applicare nel caso in questione, sinceramente anche no, questo divide, questa frattura, questo spartiacque culturale rende tutta questa vicenda non solo triste, ma soprattutto grottesca, che sia una simpatica lobbista degli elicotteri tedeschi a venire a raccontare a noi come ci dobbiamo comportare a casa nostra, basta, il problema dell'Euro in qualche modo si è per il momento attenuato, ovviamente non risolto, perché quando noi sollevavamo l'allarme che era se non svalutiamo la moneta svaluteremo il salario, avevamo un serio problema, eravamo di fronte a questo trade off, abbiamo però fatto una svalutazione, quella sbagliata, quella del salario, chi l'ha fatta se ne lamenta dalla colpa a noi che non eravamo al governo, che criticavamo, nel mio caso da sinistra, la scelta che sarebbe stata fatta, che avevamo evidenziato che sarebbe stata mandata alla sinistra come mazziere del capitale a stangare i lavoratori, perché i lavoratori contro la sinistra ovviamente non si sarebbero rivoltati, era tutto scritto, tutto si è svolto esattamente come era stato prefigurato, lo stato di diritto però no, noi non possiamo più, non è sopportabile questo livello di ingerenza faziosa e stupida nelle vicende del Paese, non lo è, anche perché purtroppo questo insieme a un'altra cosa di cui non so se avrò tempo di parlarvi perché sono quasi arrivato, è esattamente quello che serve a creare un clima infame, perché quello che crea un clima infame in Italia è quando una fazione, e generalmente questo lo fa la sinistra, cerca di far cadere il Paese per far cadere il governo, e quello che li manda ai matti in questo momento è che non ci stanno riuscendo, l'inflazione è bassa, la crescita è alta, l'occupazione sale, e quindi questo li manda ai matti, dicono che non riusciamo a fare il male dell'Italia e quindi ad apparire come dei potenziali salvatori, ma gli italiani mica sono scemi, se lo ricordano che quelli che piagnucolano solo libertà di espressione bastonavano sui loro quotidiani chiunque dicesse che quella dell'austerità era la strada sbagliata, quindi di che stiamo parlando? Poi c'è una terza questione di cui volevo parlarvi, che in qualche modo è legata alle altre due, ma non abbiamo tempo di vedere come, ed è questa. Voi sentite parlare molto di ESG, ma sentite parlare anche di Green Deal o Clean Industrial Deal, non so come lo chiamano.
ESG, Environment Sustainability Governance, sono i criteri che le politiche di investimento e le politiche aziendali devono seguire perché l'azienda ottenga un certo rating, c'è questa immensa lavagna in cui da una parte ci sono i cattivi e dall'altra parte ci sono le aziende ESG. Mentre il Green Deal o il Clean Industrial Deal è tutta una serie di scadenze, di paletti quantitativi, entro l'anno X devi fare questo, entro l'anno Y devi fare quell'altro, quel combustibile non si usa, quel materiale non si usa. Qual è il punto su cui vorrei farvi riflettere? Qui abbiamo una serie di criteri che stabiliscono esplicitamente dei meccanismi di allocazione delle risorse, per esempio non investire più nelle macchine a motore endotermico, ma investi tutto nell'elettrico, le risorse vanno nell'elettrico, quindi un meccanismo allocativo.
L'economia di mercato che a parole l'Europa vuole realizzare, si basa su un principio estremamente semplice, il mercato si basa sull'idea che il meccanismo allocativo dei prezzi è efficiente, cioè sostanzialmente che se tu fai giocare le forze della domanda e dell'offerta, queste determinano un prezzo che sostanzialmente pulisce il mercato, cioè elimina gli eccessi di domanda facendo salire il prezzo o gli eccessi di offerta facendo scendere il prezzo e siccome la domanda e l'offerta riflettono rispettivamente le preferenze dei consumatori e lo stato della tecnologia, questa allocazione con cui il sistema dei prezzi conduce è efficiente, è ottima in senso paretiano, nel senso che non puoi discostarti da essa senza danneggiare qualcuno, nel senso che qualcuno può stare a peggio, quindi c'è tutta questa idea, la formalizzazione del concetto di mano invisibile. La mano invisibile è il sistema dei prezzi così è stato teorizzato, così è stato concettualizzato, così c'è stato raccontato e così chi pensa che funzioni e racconta che funzioni la vuole far funzionare. Da qui scaturisce una domanda banale, che nessuno vi fa, perché nessuno ha la risposta, cioè come mai invece noi viviamo in un sistema che crede così poco nel meccanismo allocativo dei prezzi da definire tutta una serie di criteri allocativi che non dipendono dai prezzi e che tra l'altro conducono a un mondo inflattivo, quindi criteri green, criteri ESG, eccetera.
Viviamo in un paradosso molto strano, siamo in un mondo in cui tutto quello che viene dai buoni, perché poi ovviamente questo è legato ai buoni, perché fra i criteri ESG c'è ovviamente l'inclusione, il verde, l'ambiente, la sostenibilità, gli uccellini che cantano fra le fresche frasche, eccetera, eccetera. Bene, in tutto questo abbiamo una sfiducia radicale quindi nel meccanismo allocativo dei prezzi, accompagnata paradossalmente però a un altro credo, cioè il credo che siano il mercato in cui nei fatti non si crede perché lo si supplementa, lo si sostiene, lo si integra, lo si surroga con regole di carattere dirigistico, di carattere di comando, al mercato in cui non si crede viene affidato il compito di disciplinare l'azione dei governi. Io nel mercato non ci credo, faccio un esempio banale, se le auto elettriche fossero una attrattiva e conveniente, i consumatori si sposterebbero verso quella soluzione lì, ci metterebbero i soldi, conseguentemente le aziende ci metterebbero i soldi, la soluzione diventerebbe ancora più attrattiva e conveniente.
Ma scusate tanto, ma quando nella preistoria siamo passati dalla ruota quadrata alla ruota tonda, ma c'era uno Stato che doveva sussidiare l'inventore della ruota tonda, ma di che cazzo parlate, cretini? Questo è il problema che abbiamo riscontrato, e ci pensavo l'altro giorno restaurando i primi post del blog, è il problema che abbiamo riscontrato all'inizio della nostra attività di divulgazione, il fatto che in giro per i giornali, ma anche per certe facoltà, ma anche per certi think tank, girano degli imbecilli privi di qualsiasi nozione elementare di economia, che parlano di mercato senza essersi mai letti un testo di economia, non dico a livello dottorato, ma a livello primo anno, è un problema culturale devastante, perché capite bene dove voglio arrivare, il fatto che tutta una corrente culturale visibilmente non creda nel mercato e quindi imponga l'ambiente, la sostenibilità, l'inclusione, la fine dell'elettrico, la casa in un certo modo, la bottiglia in un altro modo, contro la volontà del consumatore, contro la volontà dell'investitore, perché non crede che guidati spontaneamente dai prezzi questi individui arriverebbero alle soluzioni che chi impone le regole ritiene ottimali, questi qui però ti dicono che sono i mercati a dover governare gli Stati, ma i mercati sono a loro volta condizionati da queste regole. Qualche giorno fa Mauro Masi, presidente della Banca Fucino ha scritto su Milano Finanza un articolo piuttosto eloquente in cui assimilava questa roba qui, l'ISG, a un'altra cosa che qualcuno si ricorderà, la CSR, la Corporate Social Responsibility, per far vedere di essere animate da buone intenzioni le aziende nel primo decennio di questo secolo dovevano fare questi bilanci dove parlavano del loro impatto sociale. La considerazione, più che conclusione, un pochino cinica, ma secondo me corretta dell'autore è che questa roba qui fu spazzata via dalla crisi, perché? Perché io lo vedo anche nel lavoro della mia commissione, tutta questa fuffa verde costa di più in termini di gestione, offre di meno in termini di rendimenti, ci stiamo costruendo una bolla che scoppierà portando con sé, peraltro, anche le pensioni da gente, portando con sé il benessere, etc.
E quindi però il succo della questione è, nel mercato ci crediamo? Cioè nella virtual locativa del sistema dei prezzi ci crediamo o non ci crediamo? E la verità è che al tempo stesso ci crediamo e non ci crediamo perché vogliamo creare quel meraviglioso sistema, non noi, perché loro vogliono creare quel meraviglioso sistema in cui testa vincono loro e croce perdiamo noi. Quindi, come dire, il mercato non va bene quando ci obbligano a passare all'auto elettrica entro il 2035, ma va bene quando il mercato ci fa fallire se ci indebitiamo per costruire ospedali anziché per fabbricare razzi. Non so se mi sono spiegato, ma è talmente palese questo livello di ipocrisia che non so, beh, palese, perdonatemi no, evidentemente palese non è. Siccome siamo sotto regimonia culturale di ignoranti fottuti che non hanno mai aperto un libro, di cui un libro di economia, in vita loro, è chiaro che chiunque vada si riempie, ah, ISG, ISG, ISG, ISG, green, green, green, degli ebeti, degli idioti, dei cretini, degli imbecilli, delle persone che stanno facendo il nostro male, come dobbiamo considerare delle persone che stanno facendo attivamente il nostro male se non dei nemici? E come dobbiamo considerare chi gli dà spazio di tribuna e lo dà solo a loro se non come degli alleati di nostri nemici? Non lo so, ditemelo voi, nemici nostri perché nemici della logica, d'accordo? O al mercato ci crediamo e allora piantiamola con queste regole e con questa fuffa, o al mercato non ci crediamo e allora stabiliamo trasparenza nel rapporto fra certi poteri economici e le azioni di governo.
Non veniamoci a dire che certi poteri economici sono una norma astratta, tecnica, avaloriale che va seguita perché consegue un bene che è il bene della mano invisibile quando la mano è molto visibile ed è quella della Cina, d'accordo? E i rapporti fra quella roba lì e quello che i Parlamenti democraticamente decidono. Ma naturalmente queste sono parole al vento. Trovatemi per favore il luogo in cui ho pronunciato quel discorso alla sinistra quando pensavo di essere di sinistra, grazie.

Puoi ascoltare la diretta di Alberto Bagnai cliccando su questo link.

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