Passa ai contenuti principali

Diretta di Alberto Bagnai del 12/06/2024

 Durata della diretta: 15 minuti e 30 secondi


Allora, il tema del giorno è che si sono accorti che la Francia ha un problema di debito. Io lo so che è un po' stucchevole e anche poco elegante, però diciamo che quelli che mi ascoltano non necessariamente sono dei militanti leghisti, sono delle persone che hanno cominciato a preoccuparsi delle tematiche economiche un pochino di tempo fa, alcuni almeno, e che quindi hanno condiviso un pezzo di percorso che abbiamo fatto insieme. Insomma, chi mi segue sa bene che il problema del debito francese è sempre stato un tema centrale nella riflessione che ho cercato di portare avanti con voi, fin da quando arrivò Hollande e la sinistra italiana, che è tutta contenta, abbiamo vinto, c'è un socialista in Francia, il socialista che distrusse poi il partito socialista francese.

Ma non è la colpa sua, poverino, sì, non era ai tante come Macron, aveva avuto un po'... Insomma, chi frequenta l'Europa lo sa, ha avuto i suoi scandaletti, le sue amanti... Ma insomma, queste sono piccole debolezze umane, il problema non era quello, il problema è che la Francia ha un gigantesco problema di competitività, molto superiore al problema dell'Italia e non può risolverlo, perché risolverlo determinerebbe un clima di instabilità sociale senza precedenti. Per questo motivo la Francia è stato fatto fare debito, soprattutto debito estero, perché non si volevano disturbare i governi amici, quindi il tema delle riforme che sono lo strumento retorico con cui si aggrediscono i governi scomodi, a suo tempo fu Berlusconi, poi furono i gialloverdi, i governi scomodi, insomma, scomodi in varia misura per varie motivazioni, alla Francia non si applicava. Ora che succede però? Ora succede una cosa che ci siamo sempre, diciamo così, prefigurati, nel senso che, io non so se vi ricordate, ma la dialettica con i lettori nel blog era sempre «Ah, tu sei un economista, gnè gnè gnè, non capisci la politica, che io diventassi parlamentare».

Forse anche dopo, adesso scrivo meno, ci sono meno commenti. E quindi tu la fai facile perché i fondamentali dell'economia, la configurazione di variabili come il saldo della bilancia dei pagamenti, non vogliono dire niente perché poi quello che conta è la politica, sì, tutto giusto, tutto vero, naturalmente. È chiaro che la decisione dei cosiddetti mercati, cioè dei grandi fondi che fanno la politica dei paesi, di attaccare o non attaccare un paese è una decisione ovviamente politica, cioè dipende dal supporto che questi fondi si aspettano di avere nelle compagini di governo di quei paesi.

Se quei paesi hanno delle buone ciotole di pappa da offrire ai fondi, i fondi sono pazienti. Se invece quei paesi hanno un atteggiamento di chiusura, a parte l'attacco a grandi linee funziona così perché giustamente queste grandi organizzazioni, se vedono lesi potenzialmente o effettivamente dei loro interessi economici, li tutelano e scatenare un attacco speculativo può essere uno strumento, naturalmente. Però per quanto il governo francese fosse un governo che andava tutelato, non so se vi ricordate di quel politico europeo che disse che alla Francia certe cose non si potevano chiedere perché era la Francia, era la Francia e quindi era diciamo così più stato membro di altri.

Per quanto ci possa essere un'attenzione politica verso l'unico paese dell'Europa continentale che per esempio che ha le bombe atomiche, per quanto ci possa essere un'attenzione verso un paese che da sempre ha esercitato sulla storia europea per giustificati e fondati motivi una forte egemonia e che quindi diciamo può ambire più o meno credibilmente dopo Napoleone I e soprattutto dopo Napoleone III, un po' meno credibilmente ma comunque al ruolo di Primus Interpares e beh però poi alla fine se uno i soldi dell'ha prestati li vuole, cioè questo è il dato basilare e la Francia in giro per il mondo ha un sacco di debiti ragazzi, veramente un sacco, ve li faccio rivedere senza parlare del potenziale esplosivo del suo debito pubblico perché anche quello ricordiamocelo mentre il debito pubblico italiano si è accumulato soprattutto per effetto di alti tassi di interesse e soprattutto in un certo periodo noi ancora scontiamo i danni fatti negli anni 80 dal divorzio fra Tesoro e Banca d'Italia, cioè dalla decisione della Banca d'Italia di non acquistare i titoli all'emissione ma il debito pubblico francese ha fatto sostanzialmente tutto di deficit primari quindi anche lì c'è proprio un'incapacità strutturale, un'incapacità dell'economia reale, non un'inefficienza della gestione finanziaria, c'è proprio un'incapacità strutturale di raggiungere una configurazione di rapporti debitori sia in termini di debito pubblico sia in termini di debito estero sostenibile e allora questo che vuol dire? Una cosa molto semplice vuol dire che noi tutti ci aspettavamo, pensavamo che qualora il governo francese fosse diventato un governo sgradito avrebbe subito l'attacco che a suo tempo subì un altro governo sgradito, quello giallo verde, cioè l'attacco dello spread e infatti in questi giorni qualcosa si vede, ci sono persone che con 14 anni di ritardo si accorgono che in Francia c'è un problema di debito, voi immagino che sbadiglierete leggendo i giornali di questi giorni mentre i pittini si sbigottiranno, scopriranno cose nuove, entreranno in terre per loro inesplorate, ma ci sono due fattori mitiganti però che complicano un pochino il lavoro di chi vorrebbe accorgersi finalmente che esistono i fondamentali macroeconomici e utilizzarli per randellargli la Le Pen. Il primo aspetto non è così determinante, anzi forse un aggravante ed è il fatto che in BCE c'è una francese, ora in BCE c'era un italiano quando la BCE decise di non comprare i titoli del nostro debito per far crescere lo spread al tempo del governo giallo verde. I francesi sono più francesi di quanto gli italiani siano italiani, però credo che la signora Lagarde si comporterebbe con la Francia esattamente come il signor Draghi si è comportato con l'Italia se le venisse chiesto di farlo, quindi quello non è il vero fattore mitigante, cioè il fatto che la BCE in questo momento sia controllata fra molte virgolette ovviamente dalla signora Lagarde.

Il vero fattore mitigante al quale non potevamo pensare è che, ahimè, non siamo in epoca Napoleone III, quindi è difficile che ci sia una Sedan finanziaria. Per il semplice motivo, cioè una sconfitta della Francia da parte della Germania, una sconfitta della Francia da parte dei creditori esteri, cioè che ci sia fuori di metafora un attacco speculativo molto forte nei riguardi della Francia tale da compromettere la stabilità finanziaria dell'eurozona con tutta una serie di conseguenze. Perché? Perché in questo momento in realtà la Germania non dico che sia in situazione Dresda, ma insomma dintorni, perché è in recessione, quindi possiamo supporre che nelle sue banche, che non sono sotto vigilanza BCE, ci siano cadaveri, ci siano crediti inesigibili, ci sia bordello di qualsiasi tipo.

Sapete che, diciamo così, la Germania era alla canna del gas russo e che gli americani da lì l'hanno staccata, sapete tutte queste cosette qua. La Germania non è forte, è ridiventata quello che è quando non può truccare le carte, quando non può contare sul dumping valutario, sul dumping salariale, sul dumping energetico, è ridiventata quella che ci ha descritto Munchau all'ultimo convegno annuale di asimmetrie, è un paese vecchio, sostanzialmente vecchio, non innovativo e quindi il malato d'Europa. Però ha anche lei un peso politico e ha un governo per il momento come il fu, quindi cercare di utilizzare lo spauracchio dello spread per far saltare la Francia con il rischio di far saltare la Germania, quando la Germania ha ancora un governo, diciamo così, che sta classificato fra i governi buoni, mi sembra un po' prematuro.

Certo, prima o poi si voterà anche in Germania, come andrà a finire lo sapete perché vi è stato detto sul manifesto che molti di voi non hanno mai letto e alcuni hanno smesso di leggere le politiche di destra, cioè l'austerità, nel lungo periodo fa godiscono la destra. In Europa, in particolare in Eurozona, non si può non fare austerità, l'austerità è obbligatoria perché, come ci ha detto molto bene Draghi, l'austerità è il modo con cui si gestiscono le crisi di bilancia dei pagamenti. E' una cosa nota, sta sui libri di testo, si chiama Meccanismo Keynesiano di aggiustamento della bilancia dei pagamenti, ne parla Cocella, lo insegnavo ai miei studenti, non sono ancora riuscito, perché non c'è stato tempo, insomma, a spiegarlo a molti miei colleghi, ma ad altri sì e lo hanno capito perfettamente, anche perché lo hanno visto con i loro occhi, anche loro hanno unito, come voi, i puntini e quindi sanno a che punto siamo della storia.

Siamo in un sistema che sembra fatto apposta per mandare la destra al potere. Adesso quale destra? Se la destra più destra della destra di destra, la destra sinistra della destra di destra, la destra al centro della destra di sinistra della destra di destra, sinceramente ce ne frega il giusto. C'è una rilevante anomalia.

Io capisco tante cose, non ne capisco in infinità e non so neanche quante siano, proprio perché non le capisco neanche le vedo. Prevedo alcune cose, le ho dette, alcune le ho azzeccate, altre no. Per esempio io pensavo che avremmo fatto un risultato più alto in queste elezioni.

Ve lo dico, siccome l'ho detto ad alcuni in privato, lo dico anche a voi in pubblico. E' un risultato buono, ma poteva essere migliore. C'è una cosa che non capisco, ve l'ho detto sia in pubblico che in privato e ve lo ripeto, il grande mistero, la grande anomalia democratica italiana è il fatto che noi siamo più o meno l'unico Paese europeo significativo dove i partiti socialisti dell'austerità, i macellaretti con il grembiule rosso, come li aveva chiamati un tal Bagnai sul manifesto del 2011, hanno ancora un supporto elettorale forte, intorno al 20%.

E guardate che questo è un dato inquietante e non banale, nel senso che considerate che in Francia il Partito Socialista si è sbriciolato, poi è intervenuto Macron, ma intanto... In Germania Scholz non gode più di ottima salute nei sondaggi e credo che avrebbe piuttosto paura di andare a voto, veritatamente. Poi dopo ci stanno tutte, l'Olanda, forse in Spagna le cose vanno un pochino meglio, ma fra i tre Paesi più significativi, Italia, Francia e Germania, noi siamo oggettivamente anomali. Vi lascio perché qui c'è una risorsa scarsa che è il parcheggio che devo gestire.

Riflettiamo su questo, cioè la vera emergenza democratica in Italia è l'esistenza contro ogni logica politica ed economica del Partito Democratico.


Puoi ascoltare la diretta di Alberto Bagnai su Facebook cliccando su questo link.

Commenti