Durata della diretta: 12 minuti
Adesso volevo invece rapidamente trattare un altro punto. Avete visto che in una pubblicazione del Fondo Monetario Internazionale il chief economist del fondo, che è una professoressa di origini indiane, Gita Gobina, che già abbiamo incontrato sul blog perché, diciamo, muovendosi ad alto livello, insomma, a differenza dei cialtroni che popolano, diciamo così, accademie e redazioni italiane, non ha bisogno, diciamo, di mentire, anzi, al contrario, ha eventualmente bisogno, avendo una reputazione, di dire delle cose corrette per difendere la reputazione che ha. Insomma, la reputazione è una cosa diversa dall'avere un pubblico.
Abbiamo un noto pseudo economista italiano che non ha neanche una laurea, se non ricordo male, che ha un pubblico e che come tale continua a lavorare e a infliggerci la sua opinione disinformata, ma lui evidentemente non ha una reputazione da difendere, non ce l'ha, può dire qualsiasi cazzata che piaccia al suo pubblico, il suo editore lo terrà lì a dire le sue cazzate. Qua invece siamo ovviamente su un altro livello, un livello più alto, e quindi il livello al quale ci bocchiamo noi con il nostro blog fin dall'inizio, cioè quello della scienza economica. Quello che la Germania sconti è una cronica carenza di investimenti.
So che è una cosa che gli ascoltatori di certe radio e i lettori di certi giornali non capiranno mai, perché ormai hanno la loro testa deformata dalle scemenze di certa gente, ma è nei numeri. E infatti tra i primi numeri che vi fece vedere nel 2012 c'erano appunto i numeri sugli investimenti fissi lordi della Germania, numeri bassi, da cui discendono tutta una serie di cose. L'ultimo che ce le ricordate autorevolmente è stato Wolfgang Munchau quando è venuto al convegno annuale dell'anno scorso.
Peraltro sto lavorando sul convegno annuale di quest'anno, e verosimilmente avremo anche quest'anno qualche tedesco. Ma il punto che secondo me sfugge ancora ai colleghi che comunque non possono dire delle stupidaggini, perché hanno una reputazione da difendere, ma al tempo stesso non possono capire l'Europa perché vengono da parti del mondo distanti e aliene alla nostra cultura, e non possono essere troppo originali e troppo indipendenti di pensiero perché il loro ruolo in istituzioni multilaterali gli preclude questa originalità. Quello che non capiscono è che che la Germania sottoinvestisse Non era così difficile da capire e non è un problema idiosincratico di quel paese, è una caratteristica strutturale che si verifica quando adotti una filosofia mercantilista in un contesto di una unione monetaria.
Se lo fai sei costretto a sottoinvestire, perché adesso vi devo dire una formula a parole senza potervela scrivere su una lavagna, poi magari ci torniamo sul blog, ma voi sapete benissimo che, non tutti lo sapranno, molti lo sanno perché ho insistito tantissimo su questa relazione che è fondamentale per capire i rapporti economici fra paesi, c'è una perfetta coincidenza fra il saldo della bilancia commerciale, cioè l'eccesso di esportazioni su importazioni e l'eccesso del risparmio sugli investimenti. In altre parole, se un paese esporta merci, è anche un paese che esporta risparmio, cioè che ha più risparmio di quello che serve per finanziare i suoi investimenti nazionali e in questo c'è una logica ben precisa. E qual è questa logica? È molto semplice, affinché il gioco dell'esportare più di quello che importi si mantenga in piedi, tu devi finanziare, esportando il tuo risparmio, la spesa di quelli che negli altri paesi comprano i tuoi beni.
E quindi necessariamente, contabilmente ma anche economicamente, un eccesso di esportazioni sulle importazioni è accompagnato e finanziato da un eccesso dei risparmi sugli investimenti. Ora il punto è che in una unione monetaria tu puoi essere competitivo e quindi puoi garantirti un eccesso delle esportazioni sulle importazioni solo tagliando i salari, cioè tenendo i salari a un livello di crescita inferiore a quello della produttività. Naturalmente vi rendo conto che per molti non sufficientemente acculturati è difficile capire che non vuol dire nulla che in Germania lo stipendio è più alto che in Italia, sono diversi i prezzi, è diversa la produttività, in Germania la progressione dei salari è rimasta sensibilmente inferiore a quella della produttività, anche questo è quello che ci vede da suo tempo, quindi sostanzialmente c'è stata riflazione salariale anche in Germania.
Ma allora se tu devi tenere i salari relativamente bassi, questo che cosa significa? Significa che non riesci a risparmiare. E allora se non riesci a risparmiare, come riesci ad avere più risparmi che investimenti? Semplice, non investi. E questa è la motivazione fondamentale del cronico sottoinvestimento della Germania.
Venne descritta in modo molto chiaro e semplice da uno di voi in un vecchio commento del blog, in cui disse che la Germania è quel paese dove si producono tre patate, ma se ne mangia una per esportarne due. Ecco, è un pochino questo quello che vi sto dicendo. La Germania è un paese che non riesce a investire perché per tenere gli investimenti più bassi dei risparmi in un contesto in cui i redditi non possono crescere, perché altrimenti perderesti competitività e dovresti alzare i prezzi dei tuoi merci sui mercati esteri, sei necessariamente costretto a sottoinvestire e quindi ad avere infrastrutture faticenti, treni che arrivano in ritardo, le autostrade con le buche, la rete telefonica senza copertura, con buchi.
Vi ricordate che Munchau ci spiegava che suo figlio ogni tanto gli diceva che il telefonino è rotto, non era rotto, stavano andando in autostrada in campo aperto e il telefonino non prendeva. Insomma, questo è. Perché vi dico questo? Perché mi fa piacere che in Germania, lungo le principali autostrade, la gente non riesca a telefonare, a fare una telefonata di lavoro, eccetera, eccetera. No, non mi fa piacere, non me ne frega di base proprio niente.
Non è, diciamo così, questo tipo di approccio agonistico, sinceramente, abbastanza noioso e sfucchevole. Il punto, semmai un altro, è che nei rapporti di forza fra Paesi dobbiamo imparare a collocarci al nostro posto, che sistematicamente non è quello che ci raccontano i nostri operatori informativi. Non lo fanno soprattutto perché sono ignoranti, un pochino perché sono nemici del Paese e sempre perché sono nemici della democrazia.
D'altra parte, se voi vedete alcuni operatori informativi che ragliano Forza Spread e che dicono, come un ettinger qualsiasi, che i mercati insegneranno agli italiani a votare, soprattutto se lo fanno da posizione di sinistra, dove si dovrebbe avere un certo rispetto per la volontà popolare, per le forme e per la sostanza della democrazia costituzionale, eccetera, eccetera, vi rendete conto che il nemico di classe degli operatori informativi è proprio la democrazia, la democrazia del gruppo, una cosa, diciamo così, in certi versi straziante, ma è talmente palese che non ci possiamo girare intorno, non possiamo raccontarci che è un'altra cosa. Dobbiamo chiederci, viceversa, se sono nostri amici i nemici della democrazia e come possiamo combatterli se non sono nostri amici, mantenendo non solo le forme, ma anche la sostanza della democrazia, che parte sempre, visto che è il popolo che deve esprimersi, da una informazione equilibrata, corretta e trasparente, che è esattamente quella che gli operatori informativi non ci danno, tant'è che nessun ponderoso e ponzoso editoriale dei nostri giornali più prestigiosi vi dirà mai, e vi spiegherà mai quello che vi ho spiegato con l'identità del reddito nazionale, e pochi minuti di tempo in questa diretta. E quello che vi ho spiegato non è solo un curiosum teorico, un totale per cui se entri in un sistema per cui la competitività, l'ergo gruppo di tagliando i redditi non risparmia abbastanza e se vuoi esportare ed esporti devi tagliare gli investimenti.
Non è solo questo curiosum qui. Questo è un dato molto importante perché significa che l'economia asseritamente trainante del sistema è destinata a sgretolarsi, e infatti si sta sgretolando. E infatti vi avevo detto che si sarebbe sgretolata, ne abbiamo parlato.
E quindi il sistema è intrinsecamente instabile e marcio. Questo è il punto fondamentale su cui dobbiamo riflettere, mentre appunto il nostro garante dell'unità europea, non avrebbe dovuto essere quello della nazione, ma insomma lasciamo stare, si spertica in affermazioni così di principio, per carità tutte lecite, tutte corrette, ma ignorando questo punto di fondo che non può essere ignorato. Siamo in una costruzione tale per cui il paese trainante il più importante o che tale si percepisce è destinato accartocciarsi su se stesso.
E noi siamo sotto. Ecco, questo è un pochino il dato che sarebbe bello potersi includere che trasse nell'orizzonte mentale dei miei colleghi politici e dei vostri colleghi elettori. E vi assicuro che in un modo o in un altro ci entrerà.
Oggi per oggi diciamo ci siamo parlati abbastanza, adesso torno a casa e provo anche a scrivervi qualcosa. State bene!
Puoi ascoltare la diretta di Alberto Bagnai cliccando su questo link.
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