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Diretta di Alberto Bagnai del 03/04/2024

Durata diretta: 23 minuti 11 secondi

Buongiorno, oggi la giornata parlamentare alla Camera è particolarmente interessante, una giornata diciamo molto Camera, Camera e Senato hanno due stili diversi e non mi intrattengo in questo, sto prendendo appunti per un testo che necessariamente dovrà aspettare la fine della mia esperienza per essere scritto, perché potrebbe contenere delle cose che potrebbero essere interpretate male, ma esiste comunque anche un'antropologia parlamentare che è interessante, che si interseca poi con le dinamiche dei media generando tanto rumore e intorno a poco segnale nel rapporto, esiste anche questo, quindi è la giornata in cui nelle categorie del mio blog la Camera è più, lo dicono tutti, lo dicono i giornalisti, si sa, è un pochino più gesto eclatantista, quindi oggi abbiamo ben due emozioni di sfiducia verso ben due ministri e quindi ci sarà l'accetto di battito, ci saranno i tumulti, ci saranno tutte queste cose molto divertenti, mentre le cose che come sapete sono noiose, tant'è vero che parlandone sono riuscito ad avere uno dei blog più letti d'Italia, finché è stato uno dei blog più scritti d'Italia, sono i numeri, i numeri sono noiosissimi anche perché hanno questa caratteristica di essere l'antimateria del folclore, nel momento in cui si arriverà ai numeri la maggioranza voterà e sarà maggiore della minoranza, detto così sembra stupido, ma la cosa non è molto più intelligente di così, però è giusto anche naturalmente che le voci critiche si esprimano, non è perché la maggioranza è in sopravvento che le osservazioni della minoranza non debbano essere ascoltate o espresse, certo se tutto il racconto tenesse conto della realtà dei fatti, forse riuscirebbe anche a farsi ascoltare meglio e forse riuscirebbe anche a essere più produttivo, questo vale per tante cose, vale in particolare per la prima cosa dalla quale partiamo oggi che è invece l'audizione del Ministro Giorgetti nel quadro di un'indagine sconoscibile che viene fatta sul tema delle regole europee, voi sapete benissimo qual è la situazione, a un certo punto sul tavolo europeo c'erano due cose, questa proposta di regole e la riforma del MES, la riforma del MES è stata fermata, la cosiddetta riforma delle regole no, l'accusa di quelli che hanno schienato il Paese nella stagione post 2011 è ma voi avete imposto l'austerità al Paese, queste regole sono peggiori di quelle di prima etc., qui metterei la cosa su questo piano, se permettete il tempo di arrivare in aula a due rapidissime riflessioni, nel senso che la situazione è al tempo stesso molto peggiore e molto migliore di come la racconta l'opposizione, ma l'opposizione non capisce né perché è molto peggiore, né perché è molto migliore, cominciamo dal molto peggiore, decidere con la testa di una persona di sinistra in particolare, che è una testa che funziona, però funziona in un certo modo, in un modo sinistro, se le attuali regole in discussione che devono ancora passare tutta una serie di passaggi, perdonate il vestigio, formali per diventare effettivamente pienamente operative, decidere che se le attuali regole siano peggiori delle precedenti, è un po' come stabilire ad occhio se Sirio è più vicino o più lontana di Vega, nel senso che purtroppo è l'idea stessa di una governance basata su regole, che è così sideralmente distante dal buonsenso, dall'efficienza, che decidere a distanze siderali chi ha più o meno luce è un esercizio sostanzialmente futile, le regole sono il problema dell'Europa, nel senso che ne sono al tempo stesso il sintomo e la causa, le regole sono un sintomo del problema dell'Europa perché esistono in quanto i paesi europei non si fidano gli uni degli altri, in particolare perché quelli che pensavano di stare bene e adesso stanno male, i tedeschi, non si fidavano di quelli che pensavano che stessero male e adesso stanno peggio di prima, ma relativamente bene, gli italiani, il fatto che dei paesi competano fra loro in un clima di reciproca sfiducia è evidentemente non è un buon viatico per un progetto che si basa sul fatto che questi paesi si stringano sempre di più, ever closer union, quindi le regole sono un sintomo del problema, ma le regole diventano anche una causa del problema, perché naturalmente per come sono fatte, essendo animate non dalla logica della crescita, ma dalla logica della diffidenza, è assolutamente ovvio che tendono a essere procicliche e ci sono mille e uno modi in cui possono essere procicliche, uno è abbastanza chiaro, ormai lo ammettono tutti, le regole di bilancio hanno costretto i governi in recessione a tagliare e quindi a ridurre il sostegno all'economia e quindi hanno ampliato le recessioni, banalmente questo è uno, ma anche le regole monetarie sono procicliche, il fatto che siccome se non si acquistano i titoli del debito in difficoltà salta tutto, allora bisogna acquistarli, ma se acquisti i suoi devi acquistare anche i miei, cioè devi acquistare anche i titoli di chi non è in difficoltà, fa sì che quando c'è da fare un intervento banalizzo di creazione di moneta, in Europa quell'intervento è abnorme, si crea una abnorme quantità di moneta, con tutti i problemi che vengono evidenziati da De Grauve in uno dei suoi ultimi, nel suo ultimissimo paper che fra l'altro non avevo neanche capito bene, poi per fortuna i miei lettori me l'hanno spiegato sul blog e quindi è un paper assolutamente centrato, ma dietro cosa c'è? Il non detto da lui è che la necessità di mettere una regola anche su quello per trattare in modo uguale, fatti specie diverse, per trattare in modo uguale che vi posso dire Portogallo e Olanda, Italia e Germania, acquistando i titoli di tutti anche di chi non ne ha bisogno, fa sì che sia stata stampata una quantità di moneta abnorme, quindi l'eccesso di cui lui parla nel suo articolo è molto interessante, vi invito a leggerlo, è nell'ultimo posto del blog, quella roba lì, dipende anche quella da una regola, quindi le regole diventano causa, sono sintomo perché vengono definite, perché i paesi non si fidano fra loro e quello è il male europeo, sono causa dell'ulteriore male europeo perché accentono tutte le dinamiche perverse, le dinamiche di recessione, ma anche le dinamiche di creazione di bolle finanziarie, perché non dimentichiamoci che una crisi finanziaria ovviamente arriverà, non è che siamo in fondo, la storia non è finita, considerando poi che nessuno ne impara le lezioni è evidente che ci staremo da capo, quindi punto primo, la situazione è molto più grave di come la pensa il PD, ma è più grave perché appunto il problema non è questa o quella regola, il problema sono le regole, quale sarebbe la soluzione? La soluzione sarebbe molto semplice visto che non ci si fida, meno Europa, recuperare spazi di autonomia decisionale, istituzionale dei governi e vinca il migliore, ma per qualche strano motivo questa soluzione è particolarmente invisa, guarda caso, proprio a quelli che pensano, raccontano e fanno raccontare di essere i migliori, evidentemente per loro questo sistema tanto inefficiente è una rete di sicurezza e infatti lo è, perché è abbastanza facile vincere in un confronto internazionale nel momento in cui se un governo fa qualcosa per le proprie imprese è aiuto di Stato e se lo fai tu va bene così, è abbastanza facile vincere così, diciamo che a loro piace vincere facile e questo è il dato, quindi la situazione è da un lato molto peggiore, dall'altro è molto migliore, perché? Perché il difetto delle regole precedenti dal punto di vista tecnico era quello di contenere dei margini di opacità e di indeterminazione e le regole nuove questi margini non li riducono, no, li amplificano, perché? Allora il margine di opacità, di indeterminazione e quindi di arbitrio, prima che vi dica dove è questo margine nelle precedenti e nelle successive, vi dico a che cosa serve, il margine di opacità e quindi di arbitrio, di indeterminazione serve a una cosa molto semplice, che è questa, nel momento in cui le cose cominciano ad andare minimamente storte, subentrano una situazione in cui entra un negoziato, subentra un negoziato politico e chi ha più forza politica la fa valere, vi ho citato il caso degli aiuti di Stato, perché la Germania ha potuto fare i fondi extra bilancio che sono all'altere del tema aiuti di Stato, perché la Germania può continuare a sostenere le proprie aziende senza che la Vestager dica nulla, che è chiaro, insomma un commissario danese è chiaramente un ascaro di un Governo politico che non ha un Governo tedesco, questo va bene finché il tuo Governo ha un rilevante peso, la tua economia traina etc., è chiaro che tu in un contesto di indeterminatezza riesci a imporre la tua forza e a tirare la corda dalla parte tua e questo è un dato. Quindi vi ho detto a cosa serve politicamente questa indeterminatezza delle regole, era stata individuata fin dai primi anni 90, William Boynton aveva parlato, regole fisse con applicazione variabile costituiscono un enorme problema, perché ovviamente creano un problema di moral hazard, di comportamento opportunistico o sleale, nel senso che se tu sai che la regola non verrà applicata, quella cosa che si rimprovera al Governo italiano, ai governi italiani, al Paese Italia, cioè di fare continuamente condoni etc., in realtà è proprio la cifra della governance europea, siccome le regole sono opache, le regole contengono margini di indeterminazione, si va sostanzialmente di condono in condono dove fige la legge più forte sostanzialmente. Adesso un piccolo sintetico approfondimento tecnico del perché erano opache le regole precedenti, le regole precedenti erano opache perché la misura di quanto un Governo doveva tagliare si basava sul concetto di crescita potenziale dell'economia, di potenziale produttivo dell'economia, perché questo? Perché quello che nessuno vuole focalizzare, ma è molto evidente, è che il fine delle regole fiscali era non tenere il debito sotto controllo, ma tenere l'inflazione sotto controllo e infatti le regole sono disegnate in modo tale da imporre tagli quando si pensa che la domanda, il pil effettivo, i soldi effettivamente in tasca ai cittadini superi l'offerta potenziale, superi il potenziale produttivo, perché questo per la legge della domanda e dell'offerta porterebbe i prezzi a crescere.

Il piccolo problema è che tu in realtà non osservi il potenziale produttivo, cioè quanto il Paese potrebbe produrre se tutti fossero occupati, se tutte le macchine fossero in funzione, ben oliate, ben manutenute, tu osservi solo il pil effettivo, la domanda, quello che risulta dalla somma dei prodotti concretamente posti in essere e dei redditi concretamente percepiti, quindi l'altro termine di paragone, l'offerta potenziale è una stima e è una stima effettuata in modo opaco e è lì che si giocava il margine di ambiguità. Regole basate su un concetto che non esiste, stimato in un modo che non si capisce, ovviamente hanno un potenziale infinito per storture ed abusi, le nuove regole non sono molto migliori, perché non solo non hanno eliminato il riferimento al potenziale, il riferimento al potenziale rimane un po' nascosto fra le righe perché un po' se ne vergognano, ma hanno per di più rovesciato l'approccio dicendo che la valutazione delle politiche di bilancio va fatta su un arco prospettico di sette anni, d'accordo? Ora non c'è bisogno di avere come me fatto per tanti anni scenari macroeconomici, previsioni a vari livelli, sia di singoli fenomeni economici che dello scenario dell'intereconomia, basta un minimo di buonsenso per capire che una previsione a sette anni è un esercizio letterario naturalmente, non ha nessunissimo modo di ancorarsi a un ipotetico percorso reale. La morale di questa favola è che dal punto di vista dello spazio lasciato dall'apparato regolatorio all'incertezza, all'arbitrio dei rapporti di forze è se possibile ancora maggiore.
La domanda a questo punto non è se le regole nuove ci avvantaggino o ci svantaggino, la domanda è se gli attuali rapporti di forza ci avvantaggino o ci svantaggino e mi sembra abbastanza evidente che rispetto al periodo 2011, quando è nato il mio blog, quando io, Claudio, Antonio e Marco siamo entrati in questo dibattito, l'Italia è arrivata nel modo sbagliato, ma nel posto giusto, il modo sbagliato è stato quello delle politiche di austerità, la svalutazione interna ha imposto oggettivamente delle sofferenze e una distruzione di Pil che la svalutazione esterna mai e poi mai avrebbe imposto, svalutazione esterna intendo quella di una valuta nazionale, ma fatto sta che seppure nel modo sbagliato, attraverso il taglio dei salari, noi siamo arrivati in un posto in cui la nostra economia è, come si suol dire, competitiva, tant'è che questo sta diventando un tema di analisi, se ne accorgono perfino adesso, noi ne parliamo da circa tre anni di questo, sostanzialmente ne parliamo da quando abbiamo dato la fiducia a Draghi che dopo aver fatto fare il lavoro sporco per alcuni anni al PD, dopo la nostra breve parentesi arrivava pensando di surfare l'onda della necessaria ripresa data dall'elasticità di qualsiasi sistema economico, perché è chiaro che se chiudi mezzo paese il Pil cala, quando riapri il mezzo paese il Pil cresce e tu puoi raccontare che sei stato molto bravo, questo era un po' il meccanismo, però già da allora abbiamo fatto vedere che noi comunque attraverso il percorso nel deserto dell'austerità eravamo arrivati in una posizione di relativo vantaggio competitivo, oggi se ne accorge, se seguite per esempio Michael Pettis su Twitter che è una persona molto acuta, vedrete che oggi dice che c'è tutto un dibattito al nord sul fatto che si sono accorti di stare peggio di noi, però le cose le cambiano, cioè è abbastanza divertente che chi ha negoziato delle regole che penalizzavano il paese in un momento in cui il paese era debole, se la prenda con chi sta negoziando delle regole rispetto alle quali il paese comunque ha maggiore capacità di gestione perché si trova in una situazione con dei rapporti di forze migliori. Quindi va tutto bene? No, non va tutto bene, voi sapete perfettamente come posso pensarla, d'altra parte ve l'ho appena detto, le regole sono fondamentalmente, anche se non se ne accorge nessuno perché per accorgersene bisogna usare quella competenza non stemma che è la banale logica aristotelica che molti non sanno che può essere formalizzata e quindi pensano che non sia scienza, in realtà può essere formalizzata, è scienza, un minimo di logica ci fa capire che nel momento in cui hai bisogno di regole significa fondamentalmente che tu esprimi una sfiducia verso i tuoi compagni ricordata, verso le istituzioni, perché devi assisterle con qualcosa, quindi questo significa in buona sostanza che come ben sapete per me, ma anche per qualcun altro, non è che siamo poi così pochi in Italia, lo vedremo quanto siamo a giugno, è una situazione migliore, più razionale, più favorevole alla prosperità, alla pace fra i popoli e quella in cui ci sia meno Europa, meno regole, più democrazia, più politica etc., e quindi non va tutto bene, ma non va neanche tutto male, se le emozioni di sfiducia, motivate o meno diventano o nei contesti di forza attuali rischiano di diventare così, la giornata mondiale dello gnè gnè gnè, anche immagino le domande dei colleghi, immagino anche i colleghi che le faranno, sono anche quelle delle recriminazioni inutili, il problema delle regole è il problema dell'interesse nazionale, non è particolarmente legittimato a intervenire chi fino a pochi anni fa diceva che nel prendere decisioni aveva in mente l'interesse europeo e non quello del paese, l'interesse degli altri paesi e non l'interesse del suo. Dopo affermazioni di questo tipo è abbastanza strano e devo dire anche un po' triste che chi le ha fatte non sia stato totalmente cancellato dallo scenario politico, triste e aggiungo anomalo perché in altri paesi è successo, è successo in Grecia, è successo in Olanda, è successo in Francia, è successo nei paesi più disparati, paesi grandi, paesi piccoli, paesi del sud, del nord, l'unico paese in cui noi continuiamo a portarci dietro questa colossale liability che è un partito di quella socialdemocrazia subalterna, obbediente, è il nostro.
E oggi facendo il nostro dovere di parlamentari andiamo ad ascoltare quello che ha da dire, quello che avevo da dirvi io ve l'ho detto e quindi al prossimo stop spengo e vi lascio alle vostre occupazioni.

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